Matteo e.....la via verso la Missione

mercoledì, giugno 21, 2006

MISSIONE IN OLANDA

CRONACA DELLA MISSIONE IN OLANDA
Ciao a tutti dal vostro amico e fratello Matteo.
Mi rendo conto che questa volta e’ veramente tanto tempo che non ci sentiamo quindi senza sembrare banale posso veramente chiedervi:
Come state? Quali sono le novità?
In questi ultimi due mesi ho vissuto parecchie esperienze, una attaccata all’altra ed anche per questo ho avuto qualche difficoltà nello scrivervi questa @-lettera. Ed ora eccomi qua ad un mese dalla fine della Scuola, provando a tirare qualche somma (non tutte poiché l’anno non è ancora terminato) senza ,spero, annoiarvi e cercando di non essere troppo vago.
Nell’ultima email vi avevo parlato della missione in Irlanda, e della scoperta della mia vocazione missionaria. Un mese e mezzo più tardi siamo ripartiti per un’altra missione sempre di dieci giorni, sempre all’interno di una parrocchia spostandoci poi nelle scuole ma questa volta in Olanda. Per la Settimana Santa invece, abbiamo organizzato qui a Roma un ritiro per giovani e poi insieme a Reggie e Jean-Francois (due miei compagni di scuola) per tutta la settimana successiva(che per noi della Scuola era di pausa) abbiamo girato la Sicilia. Tornati a Roma tutta la scuola è ripartita per un ritiro di 7 giorni in un vecchio monastero in mezzo alla natura dei castelli Romani e dalla fine del ritiro ad oggi abbiamo avuto un susseguirsi di lezioni, missioni qui a Roma, di cui una di due giorni alla Basilica di Santa Maria Maggiore, ed una escursione di due giorni sul Cammino di San Francesco immersi nelle colline della provincia di Rieti.

Se avessi dovuto descrivere ogni esperienza, come potete capire, sarebbe venuto fuori un capitolo di un romanzo quindi devo confessare che non sapendo veramente da che parte incominciare, ho riguardato il nostro video sulla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia(....per chi non fosse venuto a Colonia si tratta di un video-immagini realizzato dal gruppo di ragazzi della Scuola di Carità e di Missione di Milano che l’estate scorsa aveva partecipato alla GMG.)
Alla fine del filmato, prima del saluto a Giovanni Paolo II appariva questa frase:
“Grazie Signore per la magnifica esperienza che ci hai fatto vivere. Ti chiediamo di poter camminare assieme sulla stessa strada.”
In questa preghiera avevamo chiesto a Dio di camminare assieme eppure ci siamo tutti divisi. Allora....... QUAL’È QUESTA STRADA?
Questi mesi mi hanno aiutato a capire che esiste una via su cui tutti gli uomini prima o poi si ritrovano a camminare: io l’ho chiamata A707 l’ “Autostrada della verità”. Si può cercare di evitarla prendendo strade secondarie oppure possiamo far finta di non vederla camminando lungo i bordi ma lei è sempre li, enorme e imponente, come un’autostrada per l’appunto, perché è la sola via che ci porta a capire il senso della nostra vita e quindi portarci alla felicità. Per farmi capire meglio vi racconto tre storie o per meglio dire tre incontri che mi hanno particolarmente toccato.
Qualche settimana fa durante un incontro con il gruppo universitario diocesano ho incontrato Gabriele, un ragazzo di Roma che sembrava particolarmente interessato alla scuola. Parlando assieme scopro che si era ri-avvicinato alla fede cristiana da poco avendo viaggiato per lungo tempo attraverso le religioni e filosofie asiatiche. Dopo questo lungo pellegrinaggio si era reso conto che gli mancava qualche cosa ed era ritornato a Cristo. Quello che mi aveva colpito era queste ricerca ostinata della verità, la consapevolezza che noi da soli non ci bastiamo, che i lavoro, il mondo, gli affetti per quanti belli non riempiono tutto ciò che siamo.
Venerdi’ e Sabato scorso abbiamo svolto una missione alla Basilica di Santa Maria Maggiore: messa con il Cardinale decano della Basilica, lode e canti sul sagrato per attirare e parlare con le persone e al centro come sempre l’adorazione del Santissimo Sacramento a cui invitavamo le persone a partecipare e a portare un’intenzione di preghiera.
Sabato pomeriggio incontro Marcello, che assieme alla figlia di nove anni stava visitando la Basilica. Fin dall’inizio mi dice di non condividere il mio credo così incominciamo a parlare e scopro che lavora per una associazione che si prenda cura di malati di handicap e che la sua compagna invece lavora per un’organizzazione che si prende cura di ragazzi ciechi. Pacifista e promotore dell’uguaglianza e tolleranza fra i popoli scopro anche che Marcello stima tantissimo il Cardinale Martini, ha letto molti dei suoi scritti, si trova molto vicino a tutta quella parte della Chiesa che è vicina ai poveri e ha persino letto il Vangelo di Matteo essendo un fan dell’omonimo film di Pasolini. Insomma più lo ascoltavo e più mi stupivo della grandezza del suo cuore e mi vergognavo di me stesso poiché la mia prima reazione quando mi disse che non condivideva il mio credo era stata quella di andarmene e parlare con un’altra persona.
Ecco davanti a me un’altra uomo che spendeva la sua vita per una ricerca della verità in valori e ideali come la pace, la generosità, l’uguaglianza e questa ricerca l’aveva inesorabilmente portato a stimare Cristo e parte della Chiesa. Dopo un 30 minuti che parlavamo mi sentii di dirgli che, insomma, mi sembrava proprio che avessimo tante cose in comune; Marcello si mise a ridire e mi disse che di fatto non era proprio ateo così rimanemmo a parlare per un’altra mezzora e alla fine gli chiesi se voleva finire quest’incontro con una preghiera. Accettò e prima di lasciarci eravamo veramente commossi entrambi.
Tornando indietro di due mesi, durante la missione in Olanda ho avuto modo di conoscere Anne, una ragazza di 15 anni conosciuta durante un momento di evangelizzazione in un liceo di Eindhoven. Durante uno dei nostri interventi nella sua classe Marco e Reggie avevano avuto la possibilità di spiegarle il Rosario poi continuò a venirci a trovare sia quando eravamo a scuola che nel nostro quartier generale della Missione, la cittadina di Geldrop.
Anne non credeva in Dio e francamente non aveva una grande voglia di parlarne sembrava più interessata alla nostra compagnia. Passa così una settimana ed arriviamo a Sabato dove io insieme ad altri 3 dei miei compagni avevamo programmato un incontro aperto a tutti i ragazzi; tema dell’incontro: “IL SENSO DELLA VITA”. Dopo tutti gli inviti fatti l’unica ad arrivare è proprio lei(.....andiamo bene!) ma come ormai ho imparato a capire per il Signore non è sempre il numero che conta. Dopo un po’ visto che in Chiesa c’era un momento di adorazione la invitammo a entrare per pregare davanti al Santissimo Sacramento così con un po’ di riluttanza e qualche minuto più tardi Io, Anne e altri due missionari ci ritrovammo in ginocchio davanti all’altare.
Pregammo insieme a lei nel silenzio della Chiesa e poi Anne decide di rimanere da sola, in preghiera; rimase con noi tutto il pomeriggio e poi mi disse:

“ Sapete tutto quello che mi avete detto sul Rosario e su Gesù adesso ha acquistato un senso.”
e ancora:
“Adesso è come se sentissi una vera unione con tutti voi. Un unione di fratellanza”

La sua ricerca era incominciata li davanti all’altare.
Per me c’è un senso in tutte queste storie: Cristo. C’e’ chi lo sta cercando,come Gabriele, chi l’ha trovato nel donarsi agli altri, come Marcello e chi l’ha scoperto come presenza viva, Anne!
Queste tre storie per me parlano in una maniera enorme di quanto sia grande la LIBERTA’ di Dio. Non forza nessuno a credere in lui e non obbliga nessuno a seguirlo ma si fa sempre trovare pronto quando una persona vuole aprire la porta del suo cuore a Lui e conoscerlo più da vicino. Basta chiedere! Ci vuole un grande amore per agire in questa maniera, un ‘amore completamente altruista che non guarda a se ma sempre e comunque al bene degli altri.
Ogni volta che diciamo “Ti voglio bene” ad una persona noi diciamo “IO voglio il TUO bene”, non il mio, ma il tuo. O perlomeno così dovrebbe essere! Dio vuole veramente il nostro bene tanto da farsi uomo ed offrire suo Figlio per comunicare questo amore agli uomini e subito dopo mandare il suo Spirito, la parte più intima di Se Stesso, affinché possiamo entrare completamente nel suo Mistero. CI ha resi partecipi di se stesso! Dio rende noi uomini partecipi di Se Stesso!
E’ questo il dono di Pentacoste: Cristo, verbo e figlio di Dio Risorto torna al Padre affinché Dio Padre possa scendere con il suo Spirito e dimorare in ognuno di noi.
E questi tre incontri mi hanno fatto capire come grande sia l’amore di Dio, un amore che non si ferma ai nostri “No!” ma continua con discrezione a suggerirci come imboccare la nostra A707 e camminare verso la verità.

Saluto tutti quanti e con i miei migliori auguri di Pentecoste vi auguro un buon inizio d’Estate e, questa volta, arrivederci e veramente

A PRESTO

Vostro amico e fratello in Cristo.

MAtteo


UN GIORNO DI FESTA

Ciao a tutti come state? Ritorno sul blog dopo un pò di mesi si assenza!!......con alcune immagini di festa.
Queste in particolare si riferiscono ad una scenetta sulla vita della scuola.....


Tutto può sembrare tranquillo.....

......ma quando se ne vanno i responsabili:

è FESTA!!!

mercoledì, marzo 08, 2006

WELCOME: ISTRUZIONI PER L'USO

BENVENUTI
NEL BLOG DEL MISSIONARIO !!!!
Ciao a tutti e grazie per essere entrati nel mio blog!!
Mi chiamo Matteo Cehovin, vengo da Milano, ho ventitre anni e ho deciso di dedicare quest'anno della mia vita a Gesù, alla Sua Parola e agli altri. Ho deciso di diventare un evangelizzatore. Perchè? Era un pò di tempo che una domanda mi frullava continuamente in testa: "Perchè non sono felice in quello che faccio? " e ancora "Che direzione deve prendere il mio futuro affinchè possa essere felice e rendere felici gli altri?".
"Evangelizzare, per la Chiesa, è portare la Buona Novella
in tutti gli strati dell'umanità, è, col suo influsso,
trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità stessa:
«Ecco io faccio nuove tutte le cose»(cfr. 2 Cor. 5, 17; Gal. 6, 15).
Ma non c'è nuova umanità, se prima non ci sono uomini nuovi,
della novità del battesimo e della vita secondo il Vangelo."
(Evangelii Nuntiandi,18)
Ecco perchè ho deciso di lasciare questi 12 mesi della mia vita nelle mani di Dio; affinchè nell'imparare a vivere secondo l'esempio di Cristo io stesso posso diventare un uomo nuovo e trovare, il mio posto in questo mondo.

Cosa sto facendo? Faccio parte di una piccola comunità di ragazze e ragazzi che prende il nome di Emmanuel School of Mission. Siamo 19 giovani che hanno deciso di dedicare quest'anno alla formazione cristiana (Studio della teologia in tutte le sue declinazioni: morale, spirituale etc.., Studio delle scritture, Storia della Chiesa), alla vita comunitaria e alla missione sia qui a Roma dove viviamo che all'estero.Quello che troverete in questo blog sono infatti i reseconti dei momenti di missione e della nostra vita (Lettere dalla Scuola di Missione), foto della nostra vita e tante altre cose.
Vi prego di lasciare un commento, una vostra impressione e anche un contatto se volete sapere di più riguardo alla scuola o a quello che facciamo.
Come leggere questo blog? Ci sono principalmente due modi:
  1. Leggetelo un pò come vi pare......spero che non lo troviate un po troppo pesante da addormentarvici sopra!
  2. Oppure(L'autore suggerisce) partendo da " Prima lettera dalla Scuola di Missione" in cui parlo delle prime esperienze fatte dall'inizio di quest'avventura partita il primo di ottobre 2005.

A voi la scelta.

Ancora Grazie di essere venuti fin qui per condividire con me questo viaggio. Un abbraccio!!!

Matteo

lunedì, marzo 06, 2006

TERZA LETTERA DA ROMA

Ciao a tutti,
Come state? Mi scuso tantissimo della lunga assenza dal web ma volevo aspettare la missione in Irlanda prima di scrivervi qual cosina e quindi eccomi qua!
Innanzitutto grazie dei bellissimi momenti che ho speso con molti di voi a Milano. Quei giorni sono stati veramente importanti: non solo ho avuto l’opportunità e la gioia di rivedervi ma tornando a casa, agli affetti familiari e degli amici ho compreso più a fondo l’importanza di quello che sto vivendo qui a Roma.
Mi sono reso di quanto avessi bisogno di questo momento di formazione e di comprendere che cosa volesse dire veramente: PARTIRE IN MISSIONE. Penso che ciò che vi racconterò possa aiutarvi a capire un po’ meglio quest’ultima affermazione.
COSA ABBIAMO FATTO IN IRLANDA..............................................?
Abbiamo viaggiato spensierati con tante chitarre e flauti per la campagna irlandese inneggiando ai folletti e alle fate dei boschi...............eeeeeee NO! Stavo scherzando!?!?!?!
Abbiamo preso parte ad una missione parrocchiale il cui scopo era quello di avvicinare alla parrocchia ragazzi e giovani coppie che abitualmente non andavano a Messa. La diocesi di New Bridge, la più grande in Irlanda, aveva organizzato questo momento da più di un anno e noi come scuola di missione siamo andati a dargli una mano. La maggior parte degli abitanti di New Bridge sono pendolari che lavorano a Dublino e hanno casa li. Capite quindi che il senso di comunità non era dei più sviluppati e uno dei nostri obbiettivi era proprio quello di incontrare le persone per fargli vedere che esisteva già una piccola comunità parrocchiale che avrebbe potuto accoglierli. Rispetto alla missione in Portogallo questa è stata un attimino diversa: a Lisbona il grosso dell'evangelizzazione si faceva il pomeriggio in un centro commerciale qui invece eravamo impegnati tutto il giorno nelle strade, nelle case, nei centri commerciali nelle scuole elementari, medie e superiori e udite, udite anche nei Pub Irlandesi( che ovviamente in Irlanda non si chiamano irlandesi ma soltanto pub).
Ogni esperienza è stata ovviamente diversissima una dall’altra e ognuno potrebbe raccontarvi decine di storie.
Una delle primissime missioni per il mio gruppo (eravamo una trentina di persone divise in 5 gruppi da 6) fu quella di andare casa per casa divisi a due a due. La modalità è semplice: si bussa alla porta e se la persona è intenzionata a parlare si condivide il motivo per cui si è venuti, si può pregare assieme e nei casi migliori si viene invitati a entrare e la conversazione può durare davanti a tanto tè, biscotti e magari del buon whiskey. Vi racconto alcune testimonianze che mi hanno colpito maggiormente. Un paio di noi hanno bussato ad una porta e la signora che li ha accolti sentendo che erano missionari li ha sbattuto la porta in faccia condendo il tutto con un etto di parolacce e due d’ingiurie.
I due ragazzi, ripresi dallo shock, sono andati avanti a bussare ad altre case ed 8 porte dopo il figlio di quella signora li ha rincorsi per la strada chiedendoli di tornare indietro perché la madre voleva pregare con loro. Una coppia di missionari( erano proprio una coppia, marito e moglie) dopo aver bussato ad una porta a caso vengono invitati in casa e dopo qualche minuto la conversazione cade sui figli; essi decidono quindi di testimoniare la morte prematura del figlioletto di nome Mark. I proprietari della casa rimangono completamente di gesso poiché essi stessi avevano perduto un figlio prematuramente ed il suo nome era Mark. La preghiera è stata veramente una momento di guarigione e di affidamento reciproco delle famiglie ai loro figli in paradiso.
Uno dei momenti più particolari della Missione è stato sicuramente il cosiddetto “pub-ministry”, ovvero si andava a parlare di Gesù nei Pub....... con in mano una guinness ( Gesù non la richiede ma in effetti aiuta la chiaccherata!!!!!!!!!!) Durante la mia prima serata(con in mano la mia guinness!!), mi fermai a parlare con un ragazzo di 23 anni, di professione carpentiere e gli chiesi se credeva in Dio; mi rispose di si ma che aveva smesso di andare in chiesa dopo la morte del nonno. La conversazione mi sembrava finita lì ma il Signore aveva un’idea diversa: prima di staccarmi definitivamente gli diedi la preghiera della Missione( un cartoncino con la preghiera da una parte e l’immagine del vecchio ponte di New Bridge dall’altra) e non appena vide l’immagine del ponte si commosse e mi disse che l’aveva costruito suo nonno. L'unica cosa che mi venne di dirgli e che questo era un segno e che lui era il nuovo ponte, un incoraggiamento a lasciare il passato alle spalle e andare avanti.
Ho veramente imparato che il nostro successo è dettato dalla quantità di affidamento che abbiamo in Gesù poiche' spesso non vedremo il risultato di quello che facciamo ma dobbiamo essere confidenti che qualsiasi azione fatta nel suo nome porta frutto.
Ovviamente non sono mancati i momenti imbarazzanti! Sempre nello stesso pub, rinvigorito dal bellissimo incontro di prima mi misi a parlare con due ragazzi distinti....due bei tipi..... e li invitai ad un concerto che si sarebbe tenuto tre giorni dopo in un’altro pub.
Però, aggiunsi: “Ragazzi guardate che l’invito è strettamente personale perché non vorrei che i padroni del locale venissero a sapere che vi invito ad un evento in un altro pub.” – risposero - “Non ti preoccupare, capiamo perfettamente!”. Bene, pensai, questi ragazzi sono pronti per essere evangelizzati!! “ Che lavoro fate?” – gli chiesi – “.................... Siamo i padroni del locale!!!!!”
Da lunedì a venerdì abbiamo passato il nostro tempo girando nelle diverse scuole della città visitando le diverse classi da i più piccoli (5 anni) ai più grandi (17 anni). In ogni classe stavamo dai 20 minuti, con le elementari, fino alle 2 ore con i più grandi ed è stata una gioia ed anche una fatica dialogare con i ragazzi cercare di rispondere alle loro domande e molte volte cercare di tirargli fuori delle domande. Nell’ultima classe che visitai alcune ragazzine ci dissero che anche loro avrebbero voluto avere la gioia dei missionari nel parlare di Cristo ma che non sapevano come fare. Questo desiderio era nato in loro dall’osservazione del nostro muoversi in gruppo, in unità d’amore come un’unica persona. La mia forza missionaria non risiedeva nelle mia doti o nelle mie qualità ma nella capacità di rendermi parte di un gruppo che era unito in Cristo. La mia forza era la forza dei miei fratelli e sorelle e della pace che questa unione comunicava agli altri.
Il periodo speso nelle classi è stato importantissimo. Innanzitutto mi sono reso conto che questi ragazzi hanno un sacco di domande ma nessuno con cui confrontarsi, molte volte sanno le risposte ma non vogliono accettarle e hanno bisogno che qualcuno le dica in carità e amore. In secondo luogo ho realizzato che la nostra fede è veramente grande, un regalo immenso che se dichiarato con amore e convenzione non puo' lasciare nessuno indifferente.
Posso dire che in questi 10 giorni di Missione sono stato profondamente colpito da come Dio ha aperto i cuori delle persone che ho incontrato ed in modo particolare il mio. Mi sono reso conto dell’importanza della vocazione missionaria che fino a questo viaggio non avevo pienamente compreso. Ero continuamente concentrato a pensare quale sarebbe stata la mia strada alla fine di quest’anno che non mi rendevo conto che la risposta a questa domanda mi era già stata data: scegliendo di far parte dell’Emmanuel School of Mission ho scelto di vivere da missionario, di vivere giorno per giorno per portare il Vangelo. Questa è la mia vocazione e preoccupandomi del futuro non riuscivo a vivere il presente.
Prima della partenza per l’Irlanda, per me, fare il missionario, significava convincere un’altra persona ad entrare in una chiesa o unirsi ad una processione o mettersi in adorazione. Non c’era nessun rapporto d’amore tra me e colui/colei che mi stava davanti; solo la voglia di concludere la conversazione il più in fretta possibile con la speranza che la persona entrasse in Chiesa e facesse un incontro profondo con il Signore. Mancava l’Amore e quindi mancava Gesù.
Fin dall’inizio della Missione ho parlato di Gesù con altre persone e più ne parlavo e più venivo ascoltato, più mi rendevo conto di quanto quella persona fosse amata dal Signore: siccome anch’io mi sentivo amato dal Signore ecco che si instaurava tra me e l’altra persona un legame che non dipendeva da nessuno dei due ma solamente da Cristo.
Dopo i primi contatti si fece veramente strada in me la voglia di “spingere” le persone che avevo davanti a parlare della loro relazione con Gesù ma allo stesso tempo mi resi anche conto che lo stavo facendo nella maniera sbagliata: li bombardavo con tante domande o con lunghi discorsi, non lasciando mai un tempo di silenzio e di riflessione. Anzi avevo paura del silenzio perché pensavo potesse portare alla rottura di quel legame che si stava instaurando. Ancora una volta stavo facendo affidamento su di me e non su Dio e stato perdendo la capacità di ascoltare l’altro, di cogliere ciò che egli voleva dirmi. Non volevo più amare quella persona per quello che era ma obbligarlo ad amare me per il messaggio che gli stavo portando.
Un’altra cosa che mi ha veramente colpito è stato notare come molti ragazzi ci osservassero e quasi amassero esseri messi in discussione da noi. Perché? Non perché fossimo belli o particolarmente bravi nelle nostre risposte ma penso che in un modo tutto loro fossero colpiti dalla radicalità della chiamata cristiana che stiamo vivendo quest’anno. Noi 20 siamo stati chiamati a servire il Signore al 100% in maniera radicale. Ma allora qual’è la differenza tra noi e tutti gli altri cristiani che rimangono a casa? Non sono forse tutti loro chiamati a vivere questa chiamata radicale? Non siamo noi tutti chiamati a vivere con il Signore 100% della nostra vita perché in fondo se la nostra vita ci è stata donata, e noi crediamo veramente in questo, allora siamo tutti chiamati a rendere conto di quello che facciamo a Dio affinché le nostre azioni siano rivolte ad essere testimonianza del Suo amore e della Sua Misericordia agli altri?

Vi auguro un buonissimo carnevale e con un grande bacio e abbraccio vi saluto tutti. Prego per voi

Un bacione
Matteo

MISSIONE IN IRLANDA: CAPITOLO SECONDO

Missione con i Bambini: abbiamo speso un'intero pomeriggio con i bambini, giocando scherzando e pregando.
Mission with the kids: We spent a all afternoon with the the little kids, playing, joking and praying with them.







Missione nei Pub: le foto parlano da sole...............

Mission in the pubs: pictures speak for themeslves.......

.....dopo la missione un pò di relax

.....siesta time after the mission

domenica, marzo 05, 2006

MISSIONE IN IRLANDA: CAPITOLO PRIMO

S.Conleth, la chiesa parrochiale di New Bridge, centro della nostra missione
S.Conleth, the Parich Church of New Bridge that hosted the Mission



Missione al centro commerciale: vestiti da angeli avviciamo le persone..........
Mission in the shopping center: dressed like angels we approached the people......

.....e pensa un pò.... si fermano

and guess what.... they stopped

Missione nelle scuole: "Furore", il concerto delle Band emergenti di New Bridge tenutosi nella palestra delle scuole superiori.... la scuola di Missione non ha vinto ma è stata sicuramente la più LIVE delle band.
Mission in the Schools: "Battle of the Bands" in the gym of New Bridge High Schools that saw The Emmanuel School of Mission not as winner but as definite protagonist


martedì, febbraio 28, 2006

SECONDA LETTERA DA ROMA

Cari fratelli e sorelle,
COME BUTTA?...........non è che faccia molto Atti degli Apostoli è?!!.......sarà meglio che abbassi un po’ la cresta.....................................................................
Mi mancate tutti tanto ragazzi, ma so anche che fra poco vi rivedrò e la cosa mi rende molto felice. Sono appena tornato da un viaggio di Missione a Lisbona, ho passato la giornata di oggi a riposare e finalmente mi sono messo al computer a scrivere questa lettera.
Dall’ultima volta che vi ho sentito tutto è andato in maniera piuttosto tranquilla: durante le settimane precedenti alla partenza per il Portogallo abbiamo lavorato intensamente per preparare e prepararci alla missione che ci aspettava, è stato con noi Marcus Wittal, (prete della Comunità, autore di alcune canzoni stupende che cantiamo durante la lode e l’adorazione) a tenere un insegnamento sulla liturgia e poi.............. questo bellissimo viaggio verso il paese più a occidente d’Europa!!
La Missione.... che cos’era? A Lisbona, la Scuola(insieme a tutte le altre scuole di Vienna,Altoetting e Parai le Monnial)ha preso parte al “Terzo congresso internazionale sulla nuova Evangelizzazione”, un incontro organizzato dalla chiesa portoghese insieme alla Comunità ed altre realtà diocesane per riaccendere il fuoco missionario all’interno della città stessa, nelle sue parrocchie, nella sua realtà cristiana. Il programma tipo era più o meno così: la mattina alle 8 ci trovavamo in questa magnifica chiesa di Lisbona, per le preghiere del mattino, il congresso vero e proprio e la Messa poi dopo pranzo ci spostavamo a “ Vasco de Gama”, un centro intersnodale di trasporti (come la nostra Cadorna per intenderci ma più grande perché collegato ad un centro commerciale) e li svolgevamo la nostra missione dalle 14.30 fino alle 18.00. La sera eravamo impegnati o in parrocchia o in centro città oppure restavamo in casa. Infatti a due a due eravamo alloggiati in famiglie, della nostra parrocchia di riferimento, e parte della Missione era anche portare la nostra esperienza di vita lì dove eravamo ospitati. La mia famiglia e quella di Reggy(l’altro ragazzo della scuola che stava con me) era fantastica: padre,madre e 3 figli più un quarto,Luis, un bambino di 6 anni che viveva in un istituto e passava i weekend con questa famiglia. Erano di una generosità senza confini, non solo per il fatto che prima di partire ci hanno riempito di cose da mangiare e da bere( tanto che avevo paura di essere fermato alla dogana) ma per i modi che avevano verso di noi, il modo in cui ci trattavano, la loro presenza costante e come avevano voglia di conoscerci e anche di affezionarsi a noi, tanto che io non ho potuto fare a meno di affezionarmi a loro.
L’altra parte della Missione si svolgeva principalmente a Vasco de Gama: in mezzo al piazzale del centro avevamo montato una tenda per l’adorazione e predisposto un confessionale mentre noi della scuola più i ragazzi portoghesi delle varie parrocchie della città che venivano a darci una mano cercavamo di creare un’atmosfera di festa e di parlare con i passanti. A seconda dei giorni donavamo alle persone dei pacchettini di sale con la parola di Dio oppure dei palloncini gonfiati ad elio con la parola legata intorno alla corda(ha funzionato alla stragande) o ancora origami e fiori di carta sempre con la Parola di Dio; venerdì una parrocchia è arrivata con un mega poster colorato a pennarelli dell’Ultima Cena con un buco al posto della faccia di Gesù e si poteva scattare la foto e averla stampata sul posto. Insomma anche robe tecnologiche!!!! Il primo giorno di missione, un prete ha confessato tutto il tempo; il secondo giorno due preti sempre occupati e il terzo e quarto giorno 3 preti. La tenda, benché non fosse enorme ma neanche piccola, era sempre piena.
La sera poi eravamo impegnati in altre attività: lunedì abbiamo aiutato i ragazzi della parrocchia in una serata di misericordia dedicata ai giovani mentre il martedì sera lo stesso tipo di serata ma per gli adulti. Giovedì sera stessa formula ma su scala cittadina e venerdì ancora una serata simile ma questa volta con un concerto che si svolgeva su una delle piazze centrali di Lisbona e con una processione finale che andava direttamente fino alla chiesa. La stessa chiesa il giorno dopo ha ospitato la Madonna di Fatima dopo che un milione di persone l’avevano seguita in processione per le vie della Città. Se sabato la Madre di Dio è venuta da noi, il mercoledì invece da Lisbona avevamo viaggiato insieme a tutti i partecipanti del congresso fino a Fatima per andare a trovarla. Insomma una settimana piena di cose da fare.
Sapete per la prima volta mi sono sentito veramente in Missione: sentivo che intorno a me c’era un bisogno reale di Gesù e della parola di Cristo. Non me ne ero mai reso conto tanto come questa volta! Vi faccio degli esempi!! Mentre insieme a Padre Thierry ( il cappellano della scuola) viaggiavo in pullmann, andando verso il luogo del convegno una ragazza incomincia a guardarci; Thierry la nota e la invita al concerto di venerdì e alla processione di Sabato e da li incomincia una discussione a tre sulla scuola, su Dio, sui sacramenti, la ragazza infatti era battezzata ma non cresimata, finita con l’invito e la spiegazione dell’importanza della cresima. La ragazza è scesa dal pullmann salutando entrambi ed io non so dirvi se sia venuta al concerto o alla serata o alla processione però adesso sa che può cresimarsi e ne conosce l’importanza. C’e’ così tanta non consapevolezza del valore di quello che riceviamo nei sacramenti che a volte mi sembra persino di darlo per scontato.
Ancora durante la serata di misericordia in parrocchia entrano degli adolescenti con cui avevo parlato prima dell’adorazione. Rimangono un po’ in chiesa poi escono allora io e altri due ragazzi li fermiamo invitandoli a scrivere una preghiera e a portarla al Santissimo; la ragazzina scrive la sua preghiera e la sta per portare all’altare e proprio in quel momento l’Ostia viene sollevata per la benedizione, lei si inchina e rimane li davanti, riceve la benedizione, posa la sua preghiera e prende la parola. Nell’uscire dalla chiesa i nostri volti si incrociano e di quelle poche parole che mi ha detto mi ricordo solo grazie ma ciò che era più importante erano i suoi occhi ed il suo sorriso. Erano diversi: prima era la felicità della spensieratezza dopo la gioia di chi forse anche solo per un attimo ha incontrato qualcuno più grande di tutto quello che conosce. Ancora potrei parlarvi di Pietro il ragazzino con cui ho parlato 5 minuti sul tram invitandolo al concerto e alla processione e dicendogli quello che faccio a Roma e che scendendo dal tram mi ringrazia con questo grande sorriso e continua a girarsi per salutarmi fino a che il tram non è ripartito.
Se c’è una cosa che veramente mi rende felice è proprio quella di riuscire piano piano a far vivere dentro di me la parola del Vangelo. Per rendere meglio l’idea vi faccio ancora un esempio che proviene ancora una volta da questa missione: per tutto il tempo che sono stato con la mia famiglia portoghese mi sono veramente accorto che l’accoglienza che avevamo ricevuto era molto simile al passaggio del vangelo di Marco: « Diceva loro: “ Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non partiate di là. Ma se in un luogo non vi si ricevesse ne vi si desse ascolto, andate via di là e scuotete la polvere da sotto i vostri piedi in testimonianza contro di essi.” » (Vangelo secondo Marco 6, 10). Ci hanno accolto e ci hanno dato tutto quello che avevano e noi abbiamo potuto condividere con loro quello che avevamo di più prezioso ovvero la preghiera per la loro famiglia, che abbiamo fatto tutti assieme la domenica. Il punto per me più bello è stato però venerdì notte quando la madre è rimasta con noi a parlare della sua fede e dei dubbi che aveva. E’ stata una conversazione bellissima, piena di emozioni e li veramente ho sentito la presenza viva dello Spirito che aspettava quel momento affinché lei si potesse aprire ed io e Reggy potessimo portare la nostra testimonianza di vita.
Penso di essere stato piuttosto lunghino ma volevo condividere con voi questa esperienza bellissima. Prego per voi, per la scuola e per il gruppo di preghiera, che il Signore possa darci a noi tutti la forza di vivere Gesù Cristo vivo nel nostro cuore.
Spero che tutto a Milano vada bene e vi auguro veramente il meglio per tutto quello che state facendo.

Un abbraccio
Matteo

MISSIONE IN PORTOGALLO: Centro Commerciale Vasco de Gama

Vasco de Gama, il più grande centro commerciale di Lisbona (costruito durante l'expo del 1998), diventa per 10 giorni, CENTRO della voglia di alcuni giovani di testimoniare Gesù attraverso la gioia di vivere......
Entrata del centro
..............vai con lamusica

PELLEGRINAGGIO A FATIMA....(faceva sempre parte della missione)




domenica, febbraio 26, 2006

MISSIONE IN PORTOGALLO: Centro Commerciale Vasco De Gama (2)

...... Qual'è la luce della tua vita?
GESU'....CHI ALTRO !!!
la tenda dell'adorazione


Prima lettera dalla Scuola di Missione

Prima lettera dalla Scuola di Missione
16 ottobre 2005

Ciao a tutti,
come state? E' il vostro Matteo che vi parla da Radio Scuola di Missione ed Evangelizzazione di Roma.
Cosa si dice a Milano? So che sono appena incominciati il gruppo di preghiera e la scuola di Missione: come stanno andando?
Io sono qua da due settimane e un giorno ma il tempo sembra volare. Sono tante le cose che vorrei dirvi ma forse è meglio incominciare col presentare i miei compagni di viaggio.

Siamo 20 studenti, 10 ragazze e 10 ragazzi:
Yvonne (Germania), Anne Marie (Olanda), Carol(Francia), Françisca(Indonesia), Teresa(Australia), Therese(australia.... sembra lo stesso nome ma si pronuncia in modo diverso), Hether(USA), Michelle (USA), Jannelle (USA), Anna (Cekoslovacchia). Monty (USA), Chris (USA), Reggy (USA), Marco(USA.....ma Italo-Americano), Ramzi (Libano), Paul, (Irlanda), Yves (Francia), Jean-François( Francia),
Alfin (26 anni, Indonesia)............... e poi ci sono io!!! L' età varia dai 22 anni ai 32 quindi siamo tutti più o meno vicini.

In questi 15 giorni sono tante le esperienze che mi hanno fatto maturare, potrei incominciare a raccontarvi tutto dall'inizio ma penso che l'incontro che ho fatto ieri sera riassuma un pò tutto quello che ho vissuto nei giorni scorsi.
Ieri pomeriggio si è tenuta la prima: Compassion Night!!!!....CIUE'...... 12 di noi divisi in gruppi di quttro sono andati ad aiutare i senzatetto sulla strada, a dargli da mangiare e ad aiutare i fratelli della carità a pulire la nuova casa di accoglienza appena costruita. Io inseme a Chris, Jennelle e Gwennelle siamo stati scelti per andare sulla strada. L' idea di base e' quella di partire a due a due, portandandosi con se del te e del caffe caldo ed un pò di biscotti e tenere compagnia ai senzatetto.
Oggi per l'ennesima volta in due settimane sono stato evangelizzato. La cosa è abbastanza strana perchè sono in una Scuola di Missione ed Evangelizzazione e mi sto formando per evangelizzare ma dagli incontri che il Signore mi ha dato la fortuna di fare mi rendo conto che chi ne esce evangelizzato sono io.
Insieme a Gwenelle ci siamo fermati dal primo senzatetto che abbiamo trovato sulla strada: Pietro, questo era il suo nome, era vestito abbastanza bene, teneva al collo almeno tre o quattro crocifissi ed altrettanti rosari ed aveva un bastone pieno di bandiere differenti con attaccate almeno una ventina di croci...........diciamo pure che c'erano tutte le prospettive per un buon avvicinamento. Nato in portogallo parlava italiano e tedesco e ovviamente la sua lingua madre. Dopo avergli offerto del caffè e dei biscotti ha incominciato a raccontarci la storia della sua vita, fatta di povertà, tanta sfortuna e tanta violenza in famiglia; ma non è tanto questo che voglio condividere con voi quanto alcune delle frasi che ha detto:

Io non sono cattivo perchè amo e rispetto e tutti.

Io ho questo piede che mi fa molto male, sempre, ma sono contento perchè attraverso questa sofferenza io so che Dio mi vuole bene.

Io sono qui e prego per il mondo, prego perchè tutti possono avere la pace, prego per tutti possano conoscere come ama Dio, così come l'ho conosciuto io.

Siamo rimasti insieme a lui 2 ore e mezza in cui io e Gwenelle non abbiamo fatto altro che ascoltare. Ha parlato solo lui e alla fine aveva bevuto solo metà del suo caffè e abbiamo dovuto ricordargli di prendere i biscotti se no si sarebbe scordato anche quelli. Tornando a casa mi sono accorto di una cosa che li per lì non ero riuscito a capire:......... avevo appena incontrato Gesù.
Lo so, sembra retorico......... noi dobbiamo vedere Gesù nelle persone che abbiamo accanto...........ama il prossimo tuo come te stesso............. Ma questa volta era vero. Quell'uomo nella povertà della sua vita aveva capito Gesù Cristo più di quanto l'avessi potuto capire io con tutti i miei ritiri, studi e scuole: la sofferenza, la compassione e l'amore lui li viveva tutti in quel momento davanti a noi. Il dolore fisico della sua gambe, la compassione verso tutte le persone che gli passavano davanti e l'amore verso tutte le medesime, l'amore che da senza nulla ricevere perchè sa che Dio ama in maniera gratuita.
Penso fosse Madre Teresa che diceva che proprio negli ultimi si nasconde Gesù Cristo: E' VERO!!!
Quando ho incominciato a scrivere questa email erano le 23 di sabato e solo due ore prima ero li a parlare con Pietro e a farmi raccontare di come nonostante tutti gli sbagli che avesse fatto sapeva che Dio lo guidava e gli diceva: " Pietro tu lo sai, e non puoi sfuggire al tuo destino" e il suo destino era pregare per il mondo. Ma la cosa che più mi stupì era l'ordine della sua persona e la pace che portava negli occhi. Era una pace che derivava dalla stretta convinzione che Dio era sempre con lui. Sempre con lui fin da quando era bambino.

Ogni giorno di più mi rendo conto dell'importanza di ascoltare, qualcosa che a volte noi diamo per scontato ma che invece non lo è per niente e per evangelizzare è forse la cosa più importante. Altro esercizio è quello della carità........ come potete immaginare 20 persone ognuna con il suo carattere non sono facili da gestire.

Momenti di evangelizzazione ne abbiamo gia avuti due: uno in Piazza Navona durante, la settimana di Missione organizzata dalla Diocesi di Roma e un'altro in occasione dell'arrivo delle reliquie della Santa Margherita Maria Alacoque, ovvero la Santa che per prima ha visto e diffuso l'immagine del Sacro Cuore di Gesù da cui è partito il culto omonimo. In entrambi i casi siamo andati a due a due a parlare con la gente per invitarli in chiesa. Abbiamo anche cantato in piazza e chi era venuto con me e Andrea a Roma l'anno scorso se lo ricorderà bene.

Ci sono state tantissime altre piccole cose ma non voglio annoiarvi troppo, quindi mi fermo qui. Il cibo è molto buono... forse fin troppo dato l'allargamento della circonferenza addominale o dovrei meglio dire lardominale ma in questo modo riesco anche a far buon uso dei meravigliosi parchi di Roma.

Spero di vedervi tutti a Dicembre e vi invito veramente a venire, nonostante le difficoltà che ci possono essere, perchè mi rendo conto sempre di più che la Scuola è un posto di grandi grazie: fino a ieri ad esempio abbiamo avuto con noi a pranzo per tutta la settimana un vescovo ungherese e lunedì prossimo sarà con noi l'arcivescovo di Sidney. Quindi venite numerosi che magari vi va di fortuna e viene a mangiare il Papa..................la vedo difficile!!!!!!

Un bacione ed un abbraccio a tutti.
il vostro fratello in Cristo

Matteo

PS: Prego per voi e per il vostro cammino di fede

Festa dell'Immacolata


I ragazzi della Scuola di Missione di Milano e Roma si incontrano per animare la Serata di Misericordia alla chiesa di Trinità dei Monti il giorno della festa dell'Immacolata subito dopo il rosario del Papa.






La messa a Trinità dei Monti




..... la scuola di missione di milano